MOSTRE
Alcune proposte di esposizioni sono curate e disponibili in collaborazione con Omicronteatro.
LA STORIA D'ITALIA IN PRIMA PAGINA
Percorso storico attraverso i principali fatti della Storia d'Italia narrati sui quotidiani
Emeroteca Italiana, uno dei più importanti archivi privati di quotidiani, propone l'allestimento di una mostra di 130 pezzi che ripercorre i principali fatti della Storia d'Italia attraverso le prime pagine di alcuni quotidiani italiani pubblicati negli ultimi 150 anni.
La dinamica del percorso espositivo prevede che i fatti narrati non siano esclusivamente di valenza politica, ma si è deciso di esporre anche i quotidiani di alcuni degli avvenimenti più importanti che hanno caratterizzato e influenzato la vita sociale, economica e culturale degli italiani dalla seconda metà dell'ottocento fino ai giorni nostri. |
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Dalla notizia della morte di Cavour nel giugno del 1861 alla rivolta di Milano del 1898, dall'assassinio di Umberto I a Monza alla Prima Guerra Mondiale, dal colonialismo di fine ottocento a quello di epoca fascista, dall'avvento del fascismo alla Seconda Guerra Mondiale fino alla nascita della Repubblica Italiana, dalla ricostruzione post-bellica agli avvenimenti della storia più recente; senza dimenticare le figure dei Papi (da Pio IX a Benedetto XVI) che hanno indirizzato la vita morale e, di conseguenza, sociale di molti italiani. Particolare attenzione è stata data al ricordo di alcune figure illustri nella scienza, della musica, della letteratura. Non mancano i riferimenti ad alcune catastrofi naturali che in questi 150 anni hanno flagellato il nostro paese.
I quotidiani proposti sono presentati in originale e completi in tutte le loro pagine; una rara occasione per poter osservare testate ormai scomparse o ancora oggi esistenti così come uscirono dalle macchine di stampa
Da un'idea di Cesare Spinelli
Produzione: Emeroteca Italiana – Meda (MB) in collaborazione con OmicronTeatro – Muggiò (MB)
RENATA BARZAGHI - DIPINTI
"...Ritengo che in questa mostra sia possibile rintracciare un unico filo conduttore: la maternità, in tutte le sue varie sfaccettature. A questo riguardo, il percorso pittorico di Renata Barzaghi comincia da lontano nel tempo e nello spazio, e si interseca con un ambito contiguo alla pittura: quello della lirica e della letteratura. Ed ecco, infatti, i ritratti di Medea, di Madama Butterfly e della Regina dellaNotte.
Al di là dei loro rimandi culturali, questi personaggi femminili sono tutti legati da un comune denominatore: il segno tragico della maternità. Sono contraddistinti dal vulnus bruciante della separazione dai figli. Eppure sono diversissimi nel loro modo di reagire a tale sventura. In Medea la separazione dai figli è un gesto volontario, di lucida follia, che si trasforma in un infanticidio dettato da vendetta e odio nei confronti dell'uomo amato, Giasone. Nel quadro si ravvisa la disperazione sanguinaria della madre assassina: lo sguardo buio, determinato e nello stesso tempo allucinato. Si nota l'abbandono del suo gesto: il braccio sinistro, afflosciato verso il basso, che regge una stoffa intrisa di sangue; il nero luttuoso del suo vestito. I lembi del velo, che copre il suo capo, s'incrociano sotto il mento come se fossero un cappio, il segno stesso del fatale troncamento della vita dei figli. Un filo di sangue fuoriesce dall'angolo destro della bocca e suggerisce un'idea di ferinità.
L'immagine è colta nella sua drammatica fissità.
Madama Butterly, invece, si congeda dalla scena del mondo e dal figlio con un suicidio. Il suo sacrificio si consuma in silenzio, senza clamore, con una compostezza pensosa tutta orientale, che Renata Barzaghi riproduce fedelmente nel ritratto del personaggio.
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Nel testo dell'omonima opera lirica Madama Butterfly afferma di se stessa e della sua gente: “Noi siamo gente avvezza alle piccole cose umili e silenziose”.La tenuità cromatica del quadro, le sfumature del rosa esprimono una tragedia consumata contenuta, che ben corrisponde alla descrizione del suo commiato nel testo lirico: “Troppa luce è di fuor, e troppa primavera”.
Nei colori del dipinto sembrano echeggiare le ultime parole che l'infelice madre rivolge al figlio,quando lo definisce “fior di giglio e di rosa”. Il dramma s'intuisce, ma è placato in una superiore rassegnazione, in una remissiva disperazione. L'estremo sacrificio della vita della donna è dettato dal presentimento di un futuro sereno e migliore per il suo bambino. Le sue labbra socchiuse suggeriscono la discrezione anche nella morte e il quadro è immerso in una luce soffusa.
A questa immagine fa da contrappunto l'intenso e truce ritratto di Astrifiammante, la Regina della Notte, personaggio del “Flauto Magico” di Mozart. Ella è qui raffigurata come madre che, in nome di una cieca rivalsa, ripudia la figlia condannandosi irrimediabilmente alle tenebre eterne. C'è un che di diabolico nel suo aspetto e nell'atmosfera fosca in cui è immersa; i colori sono accesi. Il gesto delle braccia sollevate è minaccioso. Gli occhi satanici sono rivolti verso il basso. I tratti del viso sono alterati in una smorfia di dolore, ma soprattutto di furia, che ben ricordano i versi dell'opera lirica: “Morte e disperazione abitano in me…”, “Una vendetta infernale brucia nel mio cuore…"...
Tiziana Soressi
RENATA BARZAGHI - MA...DONNE
"... Molto suggestivo il titolo di questa Mostra
Ma…donne che, attraverso un sapiente gioco
fonico si lascia leggere con due chiavi
interpretative apparentemente diverse, ma in realtà convergenti.
Ma...donne da una parte rimanda, infatti, immediatamente a una parola ricca di tradizione culturale: l' antico appellativo onorifico "mea domina" che, nella forma volgarizzata “madonna” si trova ricorrente per esempio in alcune liriche della Scuola poetica siciliana e del Dolce stil novo per indicare la donna angelicata oppure che, ai nostri giorni, designa la Donna e la Madre per eccellenza della cristianità, la Madonna appunto.
Dall'altra parte, tuttavia, il titolo inizia con la congiunzione avversativa MA, che mette in risalto il carattere distintivo della femminilità e traluce la sua nitida consapevolezza. Sembra quasi che ci sia un discorso precedente sotteso: si può dire tutto e di tutto, ma – e qui la pausa è di rigore - s itratta di DONNE.
Già a prima vista, nell'esposizione di Renata Barzaghi il soggetto femminile rimane uno dei più intriganti enigmi che il sensibile mondo dell'arte possa affrontare. Del resto, la donna è il simbolo della figurazione di tutti i tempi: è il tratto che unisce indissolubilmente il passato col futuro, è la riconosciuta mediatrice tra la dimensione profana e quella religiosa. Rappresentare le donne in qualsiasi forma artistica significa rappresentare la femminilità assoluta con tutte le sue correlative valenze simboliche... "
Tiziana Soressi |
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