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IL
MARINAIO
Di Fernando Pessoa nella
traduzione di A. Tabucchi con musiche di De Faglia, Kodali e Ligeti.
interpreti:
Tiziana Abbà, Patrizia Azzani, Ivan Cribiù, Emanuele Monti.
violoncello: Laura Stella
regia:
Luca Spinelli
luci,
video e fonica Cesare Spinelli
assistente video: Luca Spinelli
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Seconda vegliatrice: […] In questo momento non stavo sognando, ma mi piace pensare che forse potrei star sognando… ma il passato, perché non parliamo del passato?...
Prima vegliatrice: Abbiamo deciso di non farlo… Tra poco sorgerà il giorno e potremmo pentircene… I sogni si addormentano con la luce… Il passato non è altro che un sogno…
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Del resto eppure neppure io saprei dire che cosa non è sogno… Se guardo il presente con molta attenzione mi pare che sia già passato… Ma che cosa è dunque ogni cosa?[…]
E' notte e c'è un indistinto chiarore lunare: tre persone vegliano una defunta in una stanza davanti ad una finestra dalla quale si immaginano un lembo di mare e alcuni monti in lontananza. Nella stanza non ci sono orologi e non si avverte un effettivo decorso temporale: il tempo rimane sospeso nel suo tratto sostanziale, la durata, e per questo misura agostinianamente l'estensione dell'anima.
Le tre persone trascorrono la notte raccontando, o fingendo di raccontare di un passato che non è mai stato e che ha senso solo perché è sognato. E dalle parole di una di esse prende vita la figura del marinaio che a sua volta sogna e che ci conduce in un mondo labirintico nel quale rischiamo di perderci se non ci facciamo pessoanamente fingitori , se cioè non ci affidiamo alla letteratura, all'arte della parola alla quale, nell'apparenza illusoria delle cose, è affidata la soluzione rivelativa del mistero del mondo reale.
Ma se la parola è sogno, tuttavia “è tanto triste parlare”, nel senso che non si possono definire certezze, perché la verità , una volta raggiunta, non può essere comunicata se non per frammenti.
Così più procede il racconto delle tre persone, più esse si rivelano figure inconsistenti, nonostante avanzino dall'opacità dei veli dell'oscurità verso quella luce che dovrebbe rendere possibile la percezione delle cose reali. |
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Pertanto la loro unica dimensione rimane il buio della notte, la selva oscura del mistero, dove si manifesta la coscienza dell'esistenza. Per questo raccontano finché è notte e attendono con ansia il nascere del nuovo giorno, quando la luce sovvertirà l'indistinto amalgama dell' interiorità infinita , consentendo l'epifania del nulla, che paradossalmente è luce.
“[…]
Nulla: il mondo esteriore intimamente espresso,
il fiorire della totale visione del mondo
nel suo colore di significato assoluto,
si era dischiuso nella notte,
senza dunque nulla spiegare, astratto, quale
visione auto-nascosta,
manifesto fatto visibile.
Nulla: tutto,
ed io centro del ricordo
come se vedere fosse un dio.
Il riposo la presenza del vedere,
vuoto infinito auto-sentito,
e tutto il mio esser-non-anima-unicità ridotto
a frammenti nella mia sconvolta vista.
Questa Notte è Luce”.
(Fiat Lux, Ferdinando Pessoa- )
Nello spettacolo messo in scena da Luca Spinelli, gli attori, apparendo e scomparendo alla vista dello spettatore in un gioco poliedrico come di specchi opachi, si propongono di condurci in un'atmosfera fittizia in cui le parole sono l'unica via di salvezza per trascendere la dimensione del non-essere.
Immagine della locandina
FERNANDO PESSOA:
cenni biografici (a cura di P. Azzani)
Mi sono
moltiplicato per sentire,
per sentirmi,
sono straripato,
non ho fatto altro che traboccarmi,
mi sono spogliato,
mi sono dato,
e in ogni angolo
della mia anima c’è un altare a un dio differente.
Così il portoghese Pessoa scriveva si sé attraverso il
suo eteronimo Alvaro de Campos in Passagem
das Horas all’inizio del secolo XIX, consacrandosi come il poeta
della spersonalizzazione e della simulazione.
Fernando Antonio Pessoa nacque a Lisbona nel 1888, ma,
dopo le seconde nozze della madre rimasta vedova, si spostò in Sud Africa e
studiò all’Università di Città del Capo. Nel 1905 tornò
definitivamente a Lisbona, dove cominciò a lavorare part-time come
corrispondente commerciale in ditte lisbonesi di import-export. Nel 1906 si
iscrisse al Corso Superiore di Lettere, ma si ritirò l’anno dopo.
Nel 1920 Pessoa conobbe Ophélia Queiroz (Ibis), impiegata in una ditta di
import-epoprt presso cui egli lavorava, con la quale allacciò una
discontinua relazione sentimentale che si concluse definitivamente nel
1929.
Nel 1923 tradusse le poesie maggiori di E. A. Poe.
Nel 1934 concorse al premio del Secretariado de
Propaganda Nacional con la sua raccolta di versi in portoghese Mensagem, qualificandosi al secondo
posto.
Il 30 novembre del 1935 Fernado Pessoa morì a Lisbona,
per una colica epatica, probabilmente causata dall’abuso di alcool.
Nel 1942 la casa editrice Atica di Lisbona iniziò a la
pubblicazione delle Obras completas
in versi e in prosa 1943-78.
Senza dubbio la personalità umana di Pessoa fu
sconcertante per la sua multiforme soggettività che si concretizzò in una
schizofrenica eteronimia. Egli infatti scrisse poesie in inglese e in
portoghese sotto il proprio nome e sotto quello di ben oltre venti
eteronomi, ciascuno dei quali dotato di una propria biografia e di un
preciso stile poetico. Alberto
Caeiro, Alvaro de Campos, Ricardo Reis, Bernardo Soares, oltre all’ortonimo
sdoppiato Pessoa (per citare i più famosi) rappresentano la
voce di quella tracimante forza vitale e intellettuale che il monotono
grigiore di una vita da impiegato nella realtà di tutti i giorni voleva
opprimere.
Tuttavia in vita Pessoa non pubblicò se non una parte
molto esigua della sua sterminata produzione (Sonnets; Mensagem), che occupò il periodo tra il 1914 e il
1935.
Di conseguenza nella sua epoca egli si affermò
senz’altro più come intellettuale che come poeta, oltre che come
polemista. Infatti partecipò intensamente all’attività culturale dei
circoli letterari di Lisbona, fondando anche alcune riviste, che
esercitarono una profonda influenza per l’avvento del modernismo
portoghese.
Inoltre le posizioni ideologiche e culturali di Pessoa
si evidenziarono soprattutto attraverso la collaborazione e in seguito la
direzione della rivista letteraria Orpheu
(sul cui primo numero nel 1915 apparve il dramma statico Il Marinaio). Di spirito
assolutamente elitario, aristtocratico e antiborghese, l’avanguardia
letteraria che ruotava attorno a questa rivista polemizzava contro la
cultura più retriva, accostandosi alle linee del Futurismo marinettiano per
poi interiorizzarlo in modo eccentrico.
In questo clima culturale si inserì l’opera di
Pessoa, che, assumendo il meccanismo dissociativo della frantumazione della
personalità come metafora della solitudine esistenziale, fu in grado di
realizzare una delle più rivoluzionarie e sublimi poesie del Novecento.
ANTONIO TABUCCHI:
cenni biografici (a cura di P. Azzani)
Antonio
Tabucchi ha curato la traduzione dal portoghese de Il marinaio di
Ferdinando Pessoa.
Antonio
Tabucchi (Pisa 23/09/1943) è senza dubbio uno degli scrittori più
prestigiosi della letteratura europea contemporanea ed è oggi il più
autorevole esperto di letteratura portoghese, soprattutto dell’opera
di Ferdinado Pessoa.
Già
durante gli anni universitari ha modo di viaggiare per l’Europa ed
approfondire le sue conoscenze letterarie; negli anni ’60, mentre è a
Parigi per frequentare la Sorbona, su una bancarella trova il poemetto
Tabacaria firmato da Alvaro De Campos, uno dei numerosi eteronimi di
Pessoa. Da quel momento il misterioso universo poetico del poeta portoghese
costituirà uno dei maggiori interessi per Tabucchi, inducendolo a sviluppare
per il Portogallo e la sua cultura un vero e proprio innamoramento.
Così nel
1969 si laurea con una tesi sul Surrealismo in Portogallo e, dopo essersi
perfezionato alla Scuola Normale
Superiore di Pisa, nel 1973 viene chiamato a Bologna ad insegnare Lingua e
Letteratura portoghese. Comincia poi a tradurre insieme alla moglie Maria
Josè de Lancastre numerose opere di Pessoa, dal quale attinge i motivi
della saudade, della finzione e dell’eteronimia, temi che
approfondirà in Un baule pieno di gente (1990); Gli ultimi tre giorni di
Ferdinando Pessoa (1994). Dal 1985 al 1987 è Direttore dell’Istituto
italiano di Cultura a Lisbona e nel 1989 riceve dal presidente della
Repubblica portoghese la decorazione dell’Ordine dell’Infante
Dom Henrique.
Nel 1973
si affaccia sulla scena letteraria con il suo primo romanzo Piazza
d’Italia, ma è senz’altro con Notturno indiano che nel 1984 si
fa conoscere a livello internazionale, anche grazie al premio letterario
Prix Médicis che riceve nel 1987 in Francia. Nel 1989 da questo romanzo
viene tratto il film di Alain Corneau, che certamente concorre a valergli
la nomina di Chevalier des Art et des Lettres da parte della Repubblica
francese.
L’intenso
impegno letterario di questi anni consacra Tabucchi come autore di numerosi
pregevoli romanzi: tra i più celebri possiamo ricordare Requiem (1992),
scritto in portoghese e poi tradotto in italiano, vincitore del Premio PEN
Club italiano; Sostiene Pereira (1994), vincitore del premio Super
Campiello, del Premio Scanno, del Premio Jean Monnet per la Letteratura
Europea, trasposto in pellicola da Roberto Feanza (1995); La testa perduta
di Damasceno Monteiro (1997); Si sta facendo sempre più tardi (2001),
vincitore del Premio France Culture (2002); Tristano muore (2004).
Intanto
continua la sua attività di docente universitario prima a Genova (1978) e
poi a Siena (attualmente è in pensione), oltre che in prestigiose
università straniere (Bard College di New York, Ecole de Hautes Etudes e
College di Parigi), compiacendosi di questo ruolo che sostiene di
apprezzare dal punto di vista esistenziale, ma sentendosi scrittore sotto
il profilo ontologico. Infatti Tabucchi afferma che la letteratura non è
una professione, « ma qualcosa che coinvolge i desideri, i sogni e la
fantasia » (sic in Un dubitatore impegnato, un’intervista di
Asbel Lopez).
Oggi i
suoi libri sono tradotti in quaranta lingue e alcuni suoi testi sono stati
portati sulla scena teatrale da autorevoli registi (Giorgio Streheler,
Didier Bezace); nell’ottobre 2005 lo spettacolo Il signor Tabucchi è
desiderato al telefono, con Gian Carlo Dettori e Franca Nuti, inaugura il
progetto Cantiere 900 dedicato a Tabucchi dalla Compagnia Teatro
Filodrammatici di Milano.
Tabucchi
presta la sua collaborazione a quotidiani italiani e stranieri (Unità,
Corriere della Sera, Il Manifesto, El Paìs, Diario de Notìcias, La Jornada,
Le Monde, Allegemein Zeitung), riviste letterarie (La Nouvelle Revue
Francaise, Lettre International, Latinoamerica) e di attualità (Micromega);
inoltre aderisce al blog del gruppo Cantiere. E’ membro fondatore
dell’International Parliament of Writers e nel 2002 è stato proposto
dal PEN Club Italiano all’Accademia di Svezia per il Nobel.
ARCHIVIO STORICO DELLO SPETTACOLO
RASSEGNA STAMPA:
Presentazioni e segnalazioni dello spettacolo sono comparse sui seguenti giornali:
Critiche:
IL GIORNALE DI DESIO del 22 Maggio 2007 pag. 23 (2 colonne con 1 foto);
"Alla scoperta del teatro sperimentale con il Marinaio "
Presentazioni:
IL CITTADINO del 15 Maggio 2007 pag. 49 (2 colonne);
IL GIORNALE DI DESIO del 15 Maggio 2007 pag. 26 (1 colonna);
SETTEGIORNI del 11 Maggio 2007 pag. 37 (1 colonna);
Segnalazioni:
L’ESAGONO del 17 Maggio 2007 pag. 57;
IL CITTADINO del 17 Maggio 2007 pag. 43;
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