IN SCENA ALTROVE

 

 

a cura dell’Associazione Culturale Il Flabello

regia Pierluigi Arcidiacono

 

 

Uno spettacolo in divenire volto a portare il teatro in luoghi non tradizionali come teatri tradizionali o auditori e quindi a persone che, solitamente, non vanno a teatro. Il titolo ed il testo delle rappresentazioni cambiano continuamente a seconda del luogo in cui viene portata la rappresentazione. Prendono forma quindi letture, canti di Dante Alighieri, brani di Alda Merini, porzioni di sceneggiature di Wim Wenders accanto a scritti dello stesso regista Pierluigi Arcidiacono, ideatore del progetto. Anche gli attori che recitano non sono sempre gli stessi, ma possono cambiare a seconda del tipo di rappresentazione che un luogo richiede.


Informazioni su questo progetto teatrale: pigi.arcidiacono@tiscali.it



PROSSIMI APPUNTAMENTI:



Al momento non sono previste repliche. lo spettacolo è comunque disponibile.




ARCHIVIO STORICO DELLO SPETTACOLO:

 


ANADEMA VA IN SCENA

Caratteri e sentimenti nel Tempio della bellezza e dell’armonia

“Non pensiate che si vada dal parrucchiere per tagliarsi i capelli”

Pièce teatrale di Gianluca Veltri e Pigi Arcidiacono su testi di Alda Merini (Delirio amoroso, edito Einaudi), Dante Alighieri (Canto V , Inferno, Divina Commedia edito Garzanti), Pierluigi Arcidiacono (“Voi che non sapete e dite” ) e Roberto Botturi (“Ho le mani piene di sberle” ), Brani musicali al violino di J. Masset (Meditation) e J.S. Bach (III partita).


-> 14 Novembre 2005 ore 21.00 Anadema Hair Stylist, Corso Lodi 1, Milano
->24 Ottobre 2005 ore 21.00 Anadema Hair Stylist, Corso Lodi 1, Milano ==TUTTO ESAURITO!!==

 

interpreti:

Il parrucchiere: Ivan Cribiù

La cliente: Patrizia Azzani

L’Angelo: Luca Spinelli

Il cavaliere: Pierluigi Arcidiacono

Lo scudiero: Laura Cazzaniga (per il 24.10.2005)
Lo scudiero: Eleonora Castello (per il 14.11.2005)

e la partecipazione di Roberto Botturi  (il cabarettista per il 24.10.2005)
e la partecipazione di Marco Clerici  (il cabarettista per il 14.11.2005)

Al violino: Stella Colombo

 


DAL CIELO SOPRA IL NORI

Pièce teatrale sui testi: -“Adesso arrivano” e Voi che non sapete e dite– di Pierluigi Arcidiacono -“Stupro” – di Franca Rame -interpretazione della sceneggiatura “Wings of desire” (Il Cielo Sopra Berlino) di Win Wenders  Peter Handkle-“Ho le mani piene di sberle” di Roberto Botturi

 
->08 Settembre 2005 ore 21.00 Bar Nori, via Vodice 2, Milano

 

interpreti:

Il barista: Ivan Cribiù

Il cavaliere: Pierluigi Arcidiacono

La cameriera: Cristina Mazza

L’Angelo: Luca Spinelli

e la partecipazione di Roberto Botturi  (il cabarettista).

 



 

RASSEGNA STAMPA:

 

 

14 Novembre 2005: quotidiano METRO pg. 20, segnalazione per “Anadema va in scena”

24 Ottobre 2005: quotidiano LA REPUBBLICA, pg. VI sez. Milano, segnalazione per “Anadema va in scena”

24 Ottobre 2005: quotidiano METRO pg. 23, segnalazione per “Anadema va in scena”

24 Ottobre 2005: quotidiano CITY pg. 25, segnalazione per “Anadema va in scena”

 

 

Novembre 2004: mensile ALCHIMIE

UNA VERA ROTTURA

intervista all’ideatore del progetto “in scena altrove” Pierluigi Arcidiacono.

 

All’inizio dell’anno, quasi per caso, avevamo scoperto l’attività dell’autore e regista Pierluigi Arcidiacono e della sua associazione culturale “Il Flabello”. Si trattava di vere e proprie “Jam Session” artistiche in cui avveniva una fusione di prove, lezioni e provini. A queste serate, oltre agli allievi dell’associazione e agli attori della compagnia teatrale, partecipavano anche ballerini, musicisti e persino pittori e scultori. Se la serata si svolgeva in un locale o in un luogo aperto al pubblico e se tutto girava bene, c’era anche la possibilità del coinvolgimento diretto delle persone che assistevano a queste “Jam Session”. Un’altra caratteristica di questi lavori, infatti, è proprio la loro ambientazione. Se di solito si insegna nelle aule e si va in scena in teatro, nella logica di Pierluigi Arcidiacono, quest’ordine può essere sconvolto. Ma non basta: “La tecnica e l’emozione, soprattutto se si lavora con artisti non professionisti, devono convivere” e allora si prova e si va in scena anche nei bar sui Navigli (a volte riservati per l’associazione e a volte aperti al pubblico), oppure, nei saloni di antichi castelli o all’aperto: tra i resti archeologici nascosti nelle vie della città e in luoghi che stimolino la sensibilità e la fantasia degli artisti e degli insegnanti. Pierluigi Arcidiacono non nega che, oltre alla ricerca di particolari stimoli, queste scelte avvengano anche per contrapposizione al mondo del Teatro “ufficiale” che definisce “fossilizzato” e “una vera rottura di palle”, per questo motivo, nella nostra intervista all’autore, cercheremo di capire perché, solo con tre domande e solo con tre risposte.

 

Lei prova e va in scena in ambientazioni particolari, quali sono i motivi di questa scelta?

Molti e penso che ognuno di questi basterebbe. Il principale, sicuramente, è scoprire nuove emozioni. Si comincia da quella classica: l’apertura del sipario, le luci sul volto e la sala con il pubblico che dal brusio passa al silenzio: emozione insostituibile. Però, in alcune occasioni e con certi testi, è altrettanto bello invertire le ambientazioni ed allora andare in scena in quelle aule dove gli allievi o gli attori hanno lavorato per mesi, dove ogni tassello del parquet ha assorbito le gocce del loro sudore e il profumo della loro fatica, dove questi artisti si sono guardati centinaia di volte agli specchi scoprendo mille espressioni del proprio volto che prima non conoscevano. Altre volte, invece, sia nel caso di prove o di lezioni, sia in occasione di particolari rappresentazioni, l’emozione si può trovare fuori dalle ambientazioni classiche: per strada e nei locali (incontrando la gente comune), tra le mura di antiche costruzioni. E’ come fare l’amore nel letto di casa propria o tra le rovine di un castello sulle coste irlandesi: scaldati solo da un falò, il mare come sottofondo musicale e la luna che discretamente scopre i due corpi nudi. Nel primo caso è la sublimazione dell’amore, il letto è la culla dei sentimenti di una coppia, ma io vorrei offrire alla donna che amo mille momenti fantastici che rimangano unici e indimenticabili. Così è per gli attori delle mie rappresentazioni e per gli allievi che si preparano con me. L’incontro con la gente è altrettanto importante. Il Teatro è fossilizzato, i Direttori artistici non fanno i direttori artistici, sempre le stesse facce sul palco, sempre le stesse anche tra il pubblico, sempre le stesse scelte. E’ una vera rottura di palle. Noi cerchiamo di raggiungere anche la gente comune, persone che non sono mai entrate in una sala e che rimangono rapite da ciò che vedono e sentono a tal punto che a volte pensano d’aver assistito ad una rappresentazione, quando, invece, si tratta di prove o lezioni o addirittura di provini. E’ impagabile osservare persone che trascinano le proprie serate bevendo nei bar e che, ad un certo punto, si fermano ad ascoltarci e alla fine hanno le lacrime agli occhi.

 

Quali sono esattamente le sue critiche al mondo del Teatro italiano?

In realtà è una situazione che mi fa soffrire. Le scuole non danno sbocco e, infatti, gli allievi le abbandonano. Alcuni escono da un corso e si sentono già attori ed è inconcepibile che non gli insegnino che il Teatro è un’arte che ha bisogno di continuo studio e approfondimento. Molti, finito un ciclo, non sanno che pesci pigliare. Ed ecco dove nascono la mia compagnia e le mie classi: persone che hanno ancora desiderio di studiare per poi salire su un palcoscenico. Poi ci sono le compagnie minori, che invece di unire i propri sforzi pensano soprattutto a coltivare l’orticello di spettatori e (per chi ha la fortuna di ottenerli) di finanziamenti. Non parliamo di quelle più affermate. Il teatro potrebbe avere un consenso di pubblico ampio e invece se lei chiede a qualcuno di farle il nome di attori che non siano stati in televisione, chiunque, difficilmente, arriva a tre nomi.

 

Per quanto riguarda l’insegnamento quale metodo segue?

Credo che non esista una risposta precisa. Al di là delle “Jam Session”, utilizzo un metodo del tutto personale, quindi, non riscontrabile sui testi classici o sui testi più diffusi. Ciò, però, non significa che, nell’applicare i miei sistemi, non vi sia di frequente l’adattamento di qualcosa già visto o già sentito, anzi. I miei allievi studiano in ogni caso su testi che utilizzano molti, ma poi approfondiscono con ricerche personali producendo materiale proprio. Il carattere distintivo dei miei seminari è lo sviluppo su percorsi paralleli, prevalentemente incentrato su uno schema per tutta la classe abbinato a programmi individuali che tengano conto sia delle caratteristiche di ogni singolo allievo, sia dei suoi obiettivi. Questa parte del lavoro, quindi, si sviluppa insieme agli stessi allievi con il susseguirsi degli incontri. Il fine di questo lavoro è stabilire un rapporto equilibrato tra il migliore sviluppo delle predisposizioni naturali e gli aspetti che, invece, risultano più difficoltosi. Ecco perché può capitare che qualcuno che ha appena iniziato si trovi inserito in contesti in cui lavorano allievi più esperti o attori che hanno già un buon bagaglio di esperienza. A tal proposito non è raro il coinvolgimento proprio degli allievi nella preparazione delle lezioni. Diffido di chi non suda e di chi non si sa adattare alle differenti situazioni.

 


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